i racconti del burattinaio - terzo racconto

<<Going to him! Happy letter!
Tell Him -
Tell Him the page I didn't write -
Tell him - I only said the syntax -
and left the verb and the pronoum out ->> Emily Dickinson


Un altro aspirante. Lavoro in vista per me.

Piccolo novello scrittore, prima di iniziare la tua opera, lascia che ti dica due parole. Puoi fidarti di me, sono uno che di scrittura se ne intende, ho anni di esperienza nel settore alle spalle; non devi fare altro che chiudere gli occhi e lasciarti guidare da me.

Partiamo da un consiglio basilare: non lasciare che sia qualcun altro a scrivere per te. Visto che ci devi arrivare da solo al significato mi limiterò ad una semplificazione terra-terra: saper scrivere è un dono che noi uomini riceviamo, se poi scriviamo bene allora è una vera grazia del cielo, scrivere qualcosa che è già stato scritto o detto è più un abilità pappagallesca che umana, è come riciclare il regalo di Natale dello scorso anno.

Seguimi, parola d'ordine: chiarezza (ovviamente sia grammatica che mentale). Se non è la tua dote vedi di diventarlo subito, perché gli unici che possono permettersi l'oscurità sono gli artisti (quelli veri) e i politici (quelli veri). La gente non ha un libro per studiarti ricordatelo.

Non restare indietro o non finiamo più; tieni a mente che un po di follia va bene, un pizzico in più del normale non guasta, troppa rende tutto incomprensibile anche da spiegare alla guardia medica che verrà a prelevarti. Mi raccomando, distingui la follia dalla semplice stupidità, una fa sembrare stupida l'intelligenza, l'altra il più delle volte fa l'effetto contrario; Se non ti senti sicuro di riuscire a distinguerle, puoi sempre nascondere i tuoi veri pensieri dietro alle parole, ne hai tantissime a disposizione, sfruttale.

Non ti vedo molto convinto dalle mie parole, si vede che sei alle prime virgole (occhio alla punteggiatura, è il respiro del lettore, sta a te non farlo morire asfissiato). Ascoltami, adesso è importante mettere in moto il cervello.

Perché scrivi? Vena poetica, spirito di emulazione, voglia di metterti alla prova, palle girate, perché?

Come sarebbe a dire “perché mi va”? E adesso dove vai così di fretta?

Fermati ragazzino e dammi retta.

Dimmi cosa vuoi scrivere, di cosa e di chi ci racconti? Immaginiamo che io mi trovi davanti ad una porta. Quando l'aprirò cosa succederà? Qualcuno mi salterà addosso, oppure troverò il tavolo ricoperto di bollette o magari nemmeno trovo la casa ma uno spazio vuoto. Perché non mi dici niente? Non ti sento, vieni qui o almeno rallenta un secondo per Dio!

Il tempo e lo spazio. Hai pensato a qual'è la tua dimensione? Guarda che non è semplice spingere il cuore oltre la staccionata di un ranch texano, mentre il cervello conta i secondi della nostra vita. Crea una nuova realtà dove possono coesistere, credimi, molti cercano una dimensione del genere.

No aspetta molla quella penna, ancora due parole e me ne vado, ti ho detto di aspettarmi stupido ragazzino! Se corri così veloce sei sicuro di riuscire ad ascoltare i tuoi personaggi. Ascoltali, non essere arrogante. Ogni personaggio ha una vita sua, spesso ci illudiamo di essere noi a crearli, invece si creano da soli, si formano durante la nostra quotidianità, solo che non riusciamo a vederli; se scrivi ti ci dovrai per forza confrontare, l'unica cosa che puoi fare è lasciarli parlare.

Niente da fare, è andato via. Faccia quello che gli pare, ormai la penna ha cominciato a scorrere, il mio tempo finisce qua.


“Caro lettore, tra finzione e realtà ti scrivo queste parole...”



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canea
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