Io Uccido da solo - Capitolo 1



«Il capovuole vederti.» La voceproveniva dalle mie spalle, avevo già capito di cosa si trattava. «Ho chiusocon lui.»

«Noncredo tu abbia molta scelta» continuò lui spingendomi contro la portiera ancorachiusa della mia Cadillac Eldorado Biarritz. Pensavo di essere al sicuro alPenland Holyday Village, ma non era così. Sentii le sue mani perquisirmi con untocco affannoso e agitato per levarmi la pistola. «Senti amico, devo portare lesigarette alla mia ragazza» dissi con scaltrezza. «Tu ora vieni con me» risposelui, puntandomi la mia pistola alla schiena e ammanettandomi le mani.

Odioqueste situazioni, mi fanno imbestialire, ma ho imparato col tempo a lasciarcorrere gli eventi e a posticipare la vendetta a momenti più favorevoli: giàavevo una mezza idea di come far pagare quella maleducazione al gentil uomo chemi stava alle spalle. «Quanto ci vuole?»

«Nonmolto.» Rispose lui aprendomi la portiera di una Chevrolet Suburban del 1941,nera come la notte. «La mia ragazza sarà decisamente preoccupata quando non mivedrà tornare.» Accennai con un sorriso malizioso mentre venivo sbattuto sulsedile posteriore. «Vai.» Disse rivolto all’autista che nell’accendere ilmotore fece partire “Three Balls of Fire” di Jerry Lee Lewis. «Dove pensavi disparire Kevin? Spalletti non vede l’ora di rivederti.» Il mio sorriso siirrigidì in paresi.

Quelmentecatto di Spalletti aveva proprio scelto il giorno ideale per mandare isuoi Pincer alla mia ricerca. Proprio la mattina in cui per la prima volta,dopo tanto tempo qualcuno mi svegliava con l’odore del mio caffè preferito, un“Buongiorno tesoro” e un sensuale bacio. Sentivo ancora l’odore di Jessica sopradi me mentre appiccicavo le mie chiappe sopra i sedili in pelle di quellavecchia auto-mobile.

Dalfinestrino osservavo le poche macchine venire avvolte dalla nebbia dentro campisconfinati, senza l’ombra di nessuna abitazione. Quei due avrebbero potutofarmi fuori da un momento all’altro, ma non sembrava nelle loro intenzioni. Ilviaggio proseguiva tranquillo, mentre cercavo di sopportare un fastidioso aprie chiudi di zippo del tipo che mi stava davanti e distoglievo lo sguardo dallafaccia sfregiata di tagli di lametta del ciccione.

La miaprima vacanza con Jessica non sarebbe potuto incominciare in modo migliore, anchese non ero tipo da resistere molto nell’illusorio mondo della felicità dicoppia, dopo tutto, un po’ di movimento non mi avrebbe fatto male. Jessica ciera abituata alle mie sparizioni e, a quanto pare, doveva aver trovato anche unrimedio alle sue paranoie ossessive, perché smise di chiedermi da tempo doveandavo, con chi stavo, perché tornavo tardi e via discorrendo.

DaSpalletti invece sparii circa 5 anni prima. Non so fino a che punto potesseessere incazzato con me, poteva comunque mandare degli uomini con un po’ più dicarisma; se non fosse stato per il bene che gli voglio, avrei già tagliato lagola prima a questo che mi sta davanti e poi all’altro ciccione alla guida, pertornare giusto in tempo da Jessica e godermi le mie fottute vacanze. «Avete unasigaretta per caso?»

«Bentornatotra noi.» disse lui mettendomene una tra le labbra. «Lucky Strike, hai buongusto.» e sprofondai in una riflessiva e lunga fumata.


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Robertbas
Short Story
Thriller
writing Robertbas
Writing "I kill by myself"... an emotional thriller.
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Synopsis
This is the first chapter of my thriller.
A Word from the Writer
I wrote 8 chapter for now.
Published Date
1/10/2008 12:00:00 AM
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