Storia triste di Natale
Le lucine sull'albero lampeggiavano ritmicamente. Blu, rosso, verde e blu, rosso, verde, e blu, rosso, verde, ancora blu ma poi rosso, rosso, rosso e finalmente verde di nuovo. Rosso, blu, verde, verde. Blu, blu, verde, rosso. Il ritmo era incomprensibile. Blu, blu, blu. Rosso, blu, rosso. Giallo? Certamente: giallo, giallo, verde. E poi c'erano i regali sotto. Cioè ciò che io vedevo erano solo scatole impacchettate con decorazioni brillanti: cosa contenessero non lo so proprio. Spesso cose poco utili. La carta che li avvolgeva era molto preziosa: oro, argento anche se tutto finto naturalmente. E poi c'erano tante decorazioni in giro. Le stelle di Natale. I nastri luccicanti. Il vischio, o forse si chiama pungitopo? E poi c'erano i bimbi. Cioè alla mattina non aspettavano altro che svegliarsi per vedere se babbo natale aveva portato tutti i regali richiesti. Facevano tanto chiasso. Aprivano le scatole strappando la carta. Se era un giocattolo erano contenti. Se era un maglione poco ci mancava che si mettessero a piangere. E poi c'erano i parenti. Pare che a Natale ci fossero sempre. Chissà perché. Strane usanze. E poi c'era la Televisione con tanti cartoni animati. Alcuni abbastanza stupidi. Asterix, qualche vecchio Walt Disney e un paio di film d'animazione italiani. Poi al telegiornale: auguri, auguri. Donne squartate e omicidi, comunque auguri, auguri. Guerre, carestie e pestilenze, comunque auguri, auguri. La pubblicità: adesso è Natale, auguri, auguri. L'annunciatrice: auguri, auguri. La presentatrice: auguri, auguri. Gli ospiti: auguri. E poi c'era il pranzo. Il vino. Non troppo grazie che non lo bevo mai. Gli antipasti. Buoni, buoni. Vuoi ancora un po' di insalata russa? Ora basta sennò non ci sta dentro altro. Il primo. Tortelli. Non male però l'anno scorso era meglio. E poi c'ero io. Prima castrato. Poi ucciso. Poi spennato. Poi mozzata la testa. Poi confezionato. Poi prezzato. Poi infilato sul banco gelido del supermercato. Poi soppesato per vedere se basta. Poi pagato col Bancomat. Poi portato a casa. Poi ripieno di carne. Poi insaporito con le erbe. Poi cotto al forno in modo da diventare bello croccante. Adesso capite perché questa è una storia triste di Natale? Auguri. Buon Natale. E buon appetito!

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LuigiCarroll
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Monologues
writing LuigiCarroll
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A Word from the Writer
Buon Natale e buon appetito!
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